Cibo a domicilio? Attenzione ai rischi che si corrono: ecco che cosa rivela uno studio scientifico a proposito del servizio di delivery.
Ordinare cibo a domicilio è una delle grandi comodità della vita! A chi infatti non è mai successo almeno una volta di prenotare il pranzo o la cena direttamente dal proprio smartphone? Inoltre, grazie all’avvento dei vari servizi di delivery questa abitudine è diventata ancora più pratica ed immediata.
Ma attenzione, perché anche in questo caso non si è del tutto immuni da rischi e pericoli. Non stiamo parlando di truffe o di altri tentativi di raggiro, ma di un problema connesso alla salute dei consumatori.
Secondo Gambero Rosso, di fatto, ci sarebbe “un clamoroso buco nella filiera del food delivery” che riguarda la sicurezza alimentare, a causa dello scarso livello di igiene dei contenitori dei runner dove vengono riposti gli alimenti.
Siamo davvero sicuri che i runner trasportino il cibo a domicilio nel rispetto delle basilari norme igieniche? Dopo la denuncia di Gambero Rosso, diversi laboratori hanno condotto varie indagini a riguardo. In particolare, il laboratorio SiLa, specializzato in analisi microbiologiche alimentari, ha esaminato una delle sacche adibite al trasporto alimentare di Glovo e ciò che è emerso è a dir poco inquietante.
“Sul fondo e sulle pareti laterali del box sono state trovate più di 200 colonie di batteri”. Ha reso noto il mensile gourmet. Ciò significa il triplo delle colonie di batteri che si potrebbero trovare sul pavimento di un ristorante. Sebbene spetterebbe ad Asl, Nas e Icqrf vigilare sull’igiene non solo di ristoranti, ma anche dei servizi di delivery “nessuno si occupa sistematicamente del controllo igienico sanitario degli alimenti nella fase del loro trasporto”.
Un dato davvero molto preoccupante soprattutto se si considera che gli alimenti “deperibili, cotti, da consumarsi caldi, devono essere trasportati da 60°C a 65°C”. Mentre quelli deperibili “da consumarsi freddi devono stare a una temperatura non superiore ai 10°C”. Da qui deriva che per rispettare la catena del freddo il cibo dovrebbero essere trasportato “su veicoli muniti di contenitori con attestazione Atp” (Accord Transport Perissable). Strumenti che per dimensione possono essere veicolati da moto o autocarri, ma non da scooter o biciclette.
Al di là di quest’ultimo problema, rimane il fatto che spesso e volentieri i contenitori del cibo d’asporto non solo non sono in grado di mantenere una temperatura ottimale al loro interno, ma non vengono neppure puliti con regolarità.
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