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Antitrust indaga su Easyjet: Accuse di Inganno sui Costi dei Bagagli in Stiva

Ci sono acquisti che sembrano già decisi al primo click: un volo economico, una fuga di due giorni, il sorriso di chi ha trovato “l’affare”. Poi, a qualche passaggio dalla carta di credito, spunta il bagaglio. E quel prezzo leggero diventa pesante. Oggi quel dubbio comune entra nelle carte: l’Autorità guarda come si mostrano i costi e quanto sono chiari per chi viaggia.

Capita così

Apri la pagina, vedi la tariffa. Pensi “ci sto”. Poi arrivi alla sezione bagagli. Il bagaglio in stiva non è compreso. Aggiungi. Il totale sale. Torni indietro, provi altre date. Cambia ancora. La sensazione? È quella di non avere il quadro completo.

Il ruolo dell’Antitrust

Qui entra in campo l’Antitrust (AGCM). L’Autorità ha aperto un’istruttoria su EasyJet per una presunta pratica commerciale scorretta legata ai costi dei bagagli in stiva. L’ipotesi da verificare è semplice: le informazioni sui costi extra sarebbero state presentate in modo non abbastanza chiaro durante la prenotazione online. La compagnia ribatte: “Abbiamo sempre operato nel pieno rispetto delle normative”. Due frasi, un mondo. E in mezzo ci siamo noi, con i nostri carrelli a quattro ruote e quell’abitudine di riempire la valigia “che non si sa mai”.

Il contesto

C’è un contesto da ricordare. Le compagnie low cost campano anche di “entrate accessorie”. Parliamo di tutto ciò che non è biglietto: posto, priorità, assicurazione, e sì, il bagaglio da stiva. Secondo bilanci e analisi pubbliche del settore, questi ricavi valgono spesso tra un quinto e quasi la metà del giro d’affari. È il modello: prezzo base aggressivo, servizi a scelta. Fin qui nulla di strano.

La trasparenza dei prezzi

Il punto è la trasparenza dei prezzi. La normativa UE (come il Regolamento 1008/2008) pretende che il viaggiatore veda da subito il prezzo finale comprensivo di tasse e oneri obbligatori, e che gli extra facoltativi siano comunicati con chiarezza e scelti solo se l’utente li aggiunge consapevolmente. Non è un tecnicismo, è un confine: tra proposta e pressione, tra chiarezza e confusione.

Esempio concreto

Milano–Palermo, weekend di primavera. Vedi una tariffa base “leggera”. Aggiungi un bagaglio in stiva da 20 o 23 kg. La cifra per tratta può raddoppiare il costo iniziale del biglietto, specie sotto data o in orari “caldi”. Se poi vuoi sederti con chi viaggia con te, arrivano altri euro. Non servono grafici: chi ha prenotato un volo lo sa. La domanda è: questo percorso è spiegato con sufficiente evidenza, prima che l’utente se lo trovi addosso?

La risposta di EasyJet

EasyJet respinge ogni addebito e richiama il rispetto delle regole. L’istruttoria dovrà appurare se l’informazione fornita è stata completa, se il prezzo del bagaglio è comparso in modo tempestivo e comparabile, se il “totale” della spesa è stato immediato e non disperso in schermate. L’Autorità può chiedere documenti, verificare il flusso di prenotazione, imporre misure, oppure archiviare tutto. Ad oggi, non ci sono sanzioni: c’è un faro acceso e molte domande aperte.

Cosa cambia per chi prenota ora

Controlla il totale a ogni step. Non fissarti sul prezzo per tratta. Leggi con calma le opzioni di bagaglio. Valuta se puoi viaggiare con il solo zaino. Fai uno screenshot dei passaggi chiave. Aiuta se qualcosa non torna. Verifica l’email di conferma: il riepilogo è il tuo contratto.

Un modello da riscrivere o solo da spiegare meglio?

Le low cost hanno reso il volo un mezzo “pop”, veloce e accessibile. Ma l’accessibilità chiede chiarezza. Non è questione di demonizzare i costi extra. È mettere sul tavolo, subito, quanto costa davvero quell’andata e ritorno con una valigia in più. A volte basta poco: un numero in più a inizio percorso, un’etichetta meno furba, una scelta davvero facoltativa.

Alla fine, il viaggio comincia ancora prima del gate: comincia dove capiamo se quel prezzo ci somiglia. E forse la domanda giusta è questa: la prossima volta che vedremo un’offerta irresistibile, sapremo riconoscerne il peso prima di chiudere la valigia?

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